Arduino e i tipi di dati

Programmando con Sketching è inevitabile utilizzare delle variabili o costanti: senza questi elementi infatti nessun programma avrebbe senso.

 

LA MEMORIA

sensore CCD

Per poter lavorare Arduino (così come anche gli altri dispositivi simili) ha bisogno di utilizzare la memoria RAM. Possiamo immaginare la memoria come un foglio elettronico: ogni cella contiene delle informazioni e e ogni cella ha un indirizzo.

VARIABILI E COSTANTI

Una prima suddivisione del tipo di informazioni è tra variabili e costanti. Il nome parla chiaro: le prime possono cambiare e le seconde rimangono fisse. Prima domanda: a che servono le costanti se poi non cambiano? Risposta: perchè hanno un “nome” dal quale comprenderne il significato.

int mlivellopwm = 20;     // valore iniziale della potenza (VARIABILE)

const int kpinventola = 1;   // contatto di output e/ventola (COSTANTE)

Perchè differenziare tra costanti e variabili? Per sicurezza: se per sbaglio durante l’esecuzione, dovessi cambiare il valore di una variabile, potrei causare dei problemi, magari attivare erroneamente un motore, con tutti i danni che ne deriverebbero. Se invece è costante, quel valore è immodificabile.

DIVERSI TIPI

Sia le variabili e sia le costanti occupano della memoria, ma a seconda del tipo ne potranno occupare di più o di meno.

Facendo un paragone con un foglio elettronico  , a volte capita di allargare una colonna perchè non è in grado di contenere l’informazione.

Ancora, sempre nel foglio elettronico, capita di definire una o più celle come area “data ora”. Questa è una similitudine con i tipi di dato: diversi tipi per poter contenere e trattare adeguatamente il dato contenuto.

ELENCO DEI TIPI

TIPO DIMENSIONE (byte) FAMIGLIA/INTERVALLO
String  2K alfanumerico
array  limitato dalla memoria  alfanumerico/numerico
bool  1 byte  logico
boolean  deprecato, uguale a bool  logico
byte 1 byte  numerico, da 0 a 255
char 1 byte  numerico, da -127 a 128
double8 8 byte  numerico
float  4 byte  numerico,  da -3.4028235E38 a 3.4028235E38
int  2 byte  numerico, da -32768 a 32767
long  4 byte  numerico, no virgola, da -2147483648 a 2147483647
short  2 byte   numerico con segno
unsigned char  1 byte  alfanumerico, da 0 a 255
unsigned int  2 byte  numerico, da  0 a 65535
unsigned long  4 byte  numerico, da 0 a 4294967295
void  0  N.D.
word  2 byte  numerico, da  0 a 65535

FALSI AMICI

Anche Sketching ha i suoi false friends (cfr. wikipedia ).

kit comando luci (voolamp)

Mi riferisco a char, il cui nome lascerebbe intendere “carattere”, ovvero simbolo dell’alfabeto.
In realtà è un byte che contiene 2^8=256 valori. Peccato però char che abbia la gestione del segno, quindi i bit restanti diventano 7, e con 7 bit possiamo “mappare” solo i primi 128 simboli del codice ASCII. Infatti 2^7=128.

 

char mvalore = 66;     // identifica "B"

char mvalore2 = -66    // valido, ma *non* e' un simbolo ASCII

COSA SCEGLIERE

Tutto dipende da cosa dovrà contenere la variabile: numeri o caratteri?

Se abbiamo del testo possiamo usare:

  • serie di caratteri, ovvero char[]
  • String

Per quanto i numeri, la scelta è abbastanza ampia, ma il più delle volte il tutto si risolve in 2 o 3 tipi:

  • int
  • float
  • double

Con questi tipi è possibile gestire la quasi totalità delle variabili (o costanti).

E GLI ALTRI?

I diversi tipi, soddisfano due esigenze:

  • occupazione di memoria
  • velocità di elaborazione/calcolo

TEST DI VELOCITÀ

Qui di seguito uno script Sketching per provare la velocità di elaborazione delle differenti variabili: int, double e float.

I risultati appariranno sulla finestra di monitor seriale. Una possibile modifica potrebbe essere la “costante” MCICLI: l’importante è non superare il valore di 32000, pena una lunga attesa.

/*
FLW - www.fablabway.com

mauro rossolato

lab49 - test velocita' calcolo variabili

uses:

when who what
----------------------------
19.05.2016 mr creates

*/

//#define MCICLI 4096
#define MCICLI 16384


int moneshot = 1;
float mfloat = 3.0;
int mint = 3;
double mdouble = 3;
unsigned long mtmstart, mtmend;


void setup()
{
  Serial.begin(9600);
  Serial.println("FLW,2018 - test velocita' calcolo variabili, v.1.0");
}


void loop() {
  int mndx;
  if (moneshot == 1) {
    //-------------------------------------
    mtmstart = micros();
    for (mndx = 0; mndx < MCICLI; mndx++) {
      mdouble =  mdouble / 2;
    }
    mtmend = micros();
    Serial.print("durata ciclo double: ");
    Serial.print(mtmend - mtmstart );
    Serial.print(" microsecondi. Valore mdouble: ");
    Serial.println(mdouble);
    //-------------------------------------
    mtmstart = micros();
    for (mndx = 0; mndx < MCICLI; mndx++) {
      mint = mint / 2;
    }
    mtmend = micros();
    Serial.print("durata ciclo int: ");
    Serial.print(mtmend - mtmstart );
    Serial.print(" microsecondi. Valore mint: ");
    Serial.println(mint);
    //-------------------------------------
    mtmstart = micros();
    for (mndx = 0; mndx < MCICLI; mndx++) {
      mfloat = mfloat / 2.0;
    }
    mtmend = micros();
    Serial.print("durata ciclo float: ");
    Serial.print(mtmend - mtmstart );
    Serial.print(" microsecondi. Valore mfloat: ");
    Serial.println(mfloat);
    //-------------------------------------
    moneshot = 0;
  }
}

con questo risultato:

FLW,2018 - test velocita' calcolo variabili, v.1.0
... microsecondi

CONCLUSIONE

In Arduino, così come in altri linguaggi esistono diversi tipi di dati. Queste differenze servono per migliorare le prestazioni oppure l’occupazione di memoria. I tipi int, float e double sono quelli “universali”.

É possibile definire dei nuovi tipi custom? Si, ma lo vedremo prossimamente.

TechShop has gone!

È notizia recente che Techshop chiude.

Chiude per bancarotta (chapter 11, USA).  Non sono noti i dettagli contabili, ma qualche considerazione è comunque possibile.

Breve storia

Techshop nasce nel 2006 in California ad opera di Jim Newton. Techshop è una rete di laboratori aperti al pubblico e dotati di diverse macchine: dalla lavorazione del legno, ai metalli, ai termoplastici, all’elettronica, ecc.

In pratica il “paradiso dei maker“.

Techshop cresce nel tempo: apre altri laboratori in giro per il mondo, assume molto personale, si apre agli investitori professionali.

La filosofia di TechShop è riassunta nel “Maker Movement Manifesto“: sono nove concetti, tra i quali, quelli più significativi;

  • Make
  • Share
  • Give

CI SONO ANCHE I BIG

Come spesso accade da quella parte dell’Atlantico, all’idea di Jim Newton si affianca Ford, sì quello dei veicoli. Ford ci crede, tanto da dichiarare:

“There was a time not so long ago in this business where outside ideas were not readily considered,” Ford said at the time. “Since TechShop memberships were added to help enhance Ford’s invention incentive program, invention disclosures have increased by more than 50 percent.”

Mica paglia. Una sorta di “vivaio aziendale delle idee” , ma nella sostanza è la stessa cosa.

PERCHÉ CHIUDE?

Chiude perché il solo noleggio non copre le spese. Perché la manutenzione, e l’acquisto dei  macchinari sono costosi. Perchè il costo del personale e gli affitti sono voci “pesanti”.  Ora, sugli affitti il margine è ridotto, ma sul personale la questione è differente.

I TUTOR

Un tempo qualcuno diceva: “meglio rosso che esperto”. Forse aveva ragione: avere dei tutor come “dipendenti” e non anche partecipi alle iniziative, ha sicuramente drenato le risorse economiche. Quando il maker entra nel Fab-Lab, egli deve essere in qualche maniera assistito, se non altro per l’utilizzo delle strutture o macchine, ma non solo.

Con i tutor è mancata la circolarità o la reciprocità economica. Questo concetto, che chiamo “Fab-Lab 2.0”, tende a ridurre il punto di frattura economica. In altre parole, come può il  maker-instructor fare a meno della sua “leva finanziaria”? In altre parole se io istruttore credo in un progetto devo essere disposto ad un piccolo impegno/rischio.

CONCLUSIONE

Come tutte le innovazioni o rinnovamenti, è richiesto del tempo, errori e tentativi. Ogni fallimento, così come un incendio della foresta, porta alla successiva spinta o rinascita. Per le persone intelligenti, sbagliare è un modo per imparare e credo che  Jim Newton appartenga senza dubbio a questa categoria. Play it again, Jim! (e da quel che si sa è di nuovo in pista!).

RIFERIMENTI

Per un approfondimento della questione “mondo-maker” ecco alcuni riferimenti:

 

 

Corso lampade a LED a Camignolo

E così è terminato il corso di lampade LED a Camignolo!

Un grazie a tutti partecipanti per la loro creatività ed interesse!

MATERIALE

Abbiamo usato dei componenti di facile reperibilità in commercio: lampadine 12V, alimentatori, cavi elettrici e poco altro.

In diverse realizzazioni abbiamo usato dei supporti per le lampadine, disegnati ad-hoc. Successivamente sono stati stampati in 3D in HIPS (qui un esempio precedente).

Ecco qualche foto, e ancora: complimenti!

e per scherzo:

Una ricotta di LUCE!

La ricotta, sia essa vaccina e sia caprina, è un formaggio leggero, adatto a tutte le diete. Ma non solo…

IN NEGOZIO

Quando acquistiamo la ricotta fresca, al taglio, il commesso al banco prenderà la confezione di ricotta è ne taglierà quanto abbiamo richiesto.

 

LA RICOTTA è FINITA!

Quando il contenuto, la ricotta, termina rimane della plastica da eliminare. è sempre la solita storia.

E LUCE SIA…

Far diventare luminoso un vecchio contenitore: una nuova ed originale lampada a LED.

COMPONENTI

  • vaschetta, inclusa quella interna per drenaggio dell’acqua di governo
  • alimentatore o trasfomatore
  • guaine termorestingenti
  • piastra LED 30mm 2W 12V
  • supporto per piastra LED (GV0807) in HIPS

COME COSTRUIRLA

  1. forare il contenitore esterno, quanto basta per il passaggio del cavo di alimentazione

 

 

 

2. inserire il cavo con i terminali spellati

 

 

 

3. collegare il primario del trasformatore all’alimentazione (220V)

4. incollare il supporto per la piastra LED

5. collocare il trasformatore all’interno fissandolo con bulloni+dado. far passare i cavi vicino al piccolo cilindro di plastica. saldare i pin della piastra LED ai fili del secondario del trasformatore

 

 

 

 

6. chiudere col coperchio

 

7. illuminare!

 

 

Le abbiamo provate tutte! (o quasi)

Le abbiamo provate tutte le strade. Magari proprio tutte, no, ma molte sì.

SCATOLE E SCATOLONI

Diciamo che per andare “fuori dalle scatole”, stiamo facendo gli scatoloni. Eh, sì, perchè a quanto pare l’immobile ove attualmente è ospitato il Fab-Lab di Grono, dovrebbe ritornare nella piena disponibilità della proprietà (Comune).

I FANTASMI!

Io a Ca’ Rossa ho passato qualche notte, mentre stampavo a pieno ritmo i supporti di ETCH (link), e devo assicurare che anche nelle ore “più buie” il silenzio è totale. Magari qualche scricchiolio dei stanchi travi storici, ma niente tintinnare di catene e neanche il rotolar di teste. Per gli amanti dell’horror Ca’ Rossa non è un luogo adatto.

Chi meglio si adatta, invece, a questo stabile sono i “fantasmi-fiduciosi” (fiduciosi perchè si avvalgono dei fiduciari): in un recente articolo di Tio.ch, si contavano 57 aziende ivi domiciliate (link1 link2), ma narrano le cronache che il numero di questi “fantasmi” era arrivato anche ad 84! (non alla fattoriale!)

POLO TECNOLOGICO

Sì, non scherzo, doveva essere un polo tecnologico, almeno nelle prime intenzioni. Poi concretamente l’unico ufficio “techno” era il nostro Fab-Lab.

ABBIAMO TENTATO

Per il laboratorio abbiamo tentato, come dicevo, diverse strade: scuole, istituzioni, fondazioni, ecc.

Al massimo, per chi si è degnato di rispondere, abbiamo ricevuto il consiglio di cercare su portali tipo “tutti.ch” o simili. Ah ah ah! Peccato che un Fab-Lab dovrebbe essere senza fine di lucro ed aperto a tutti. É chiaro che non avendo particolari introiti non può spendere 1500 o 2000 CHF/mese.

IN ALTRI PAESI

un Fab-Lab, vero, non farlocco, viene sostenuto dalla comunità, sia essa un dipartimento universitario o altra istituzione. Uno di questi Fab-Lab, col quale collaboriamo è stato aperto a Vicenza (Veneto, IT) grazie al contributo regionale. Ma è la prassi, non l’eccezione.

CI HANNO GUARDATO

Anche se piccolo, il Fab-Lab è stato visitato da operatori provenienti da Zurigo e Basilea. La modalità di Fab-Lab 2.0 ha suscitato notevole interesse.

Ma tutto questo non basta: in un periodo in cui si parla di sharing-economy, accessibilità alle tecnologie e quanto altro, siamo alle prese con l’impossibilità di un banale laboratorio da 25-30 mq!

FUNZIONE SOCIALE

In un recente articolo scrivevo dell’importanza sociale di una struttura del genere: non solo quindi per i giovani, ma anche per i seniores. Pensavo (e penso tutt’ora) che sia una giusta visione. Eppure…

SITUAZIONE ATTUALE

Al momento le macchine verranno spostate in un deposito in attesa di una soluzione.

IL BLOG

Per il momento il blog rimane e cercherò nei limiti del possibile ad inserire articoli, ma credetemi: la fatica è notevole e a volte mi chiedo quanto ne valga la pena…

Voglio ringraziare chi, anche con un semplice commento, ha contribuito: quindi un grazie a Simona, Roxana, Alice, Roberto, Tommy88, Emanuele.

 

AD MAJORA!

 

 

 

 

 

 

 

trasloco e affari!

Il Fab-Lab di Grono si deve trasferire.

Come in tutti i traslochi si rinnova materiale, attrezzature ecc.

Quindi ecco una lista che credo possa interessarti:

TITOLO DESCRIZIONE FOTO PREZZO CHF
Stampante 3D – Makerbot Replicator 2 Stampante 3D, marca Makerbot mod. Replicator 2, uno dei migliori modelli sul mercato. La stampante è usata, ma costantemente revisionata. In omaggio 4 KG di filamenti. Puo stampare PLA , WOOD e FLEX.

Makerbot Replicator2
900
Stampante 3D – Makerbot Replicator 2X Stampante 3D, marca Makerbot mod. Replicator 2X, uno dei migliori modelli sul mercato per la stampa a *doppio* filamento. La stampante è usata pochissimo, praticamente nuova. In omaggio 4 KG di filamenti. Puo stampare ABS, PETG,PLA , WOOD e FLEX.   1590
NUOVA Stampante 3D Makerbot Replicator 2 Stampante 3D, marca Makerbot mod. Replicator 2, uno dei migliori modelli sul mercato. La stampante è NUOVA, imballata. In omaggio 4 KG di filamenti. Puo stampare PLA , WOOD e FLEX.
Volume di stampa 28x15x15cm, precisione dZ=100μm, X/Y=50μm

Makerbot Replicator2
1990
Scanner 3D – professionale Scanner 3D, professionale, funzionante in dual-mode: a piatto rotante e a mano per volumi da 80x80x80cm. Con la precisione di 100μm è possibile eseguire scansioni con grande dettaglio. La tecnologia utilizzata è a ‘luce strutturata’. l’apparecchio è stato usato pochissimo: praticamente nuovo.   900
Stampante 3D – Createbot MID Stampante 3D, marca Createbot mod. MID. è una stampante a doppio filamento con touch-panel: il top della gamma. Con questa macchina è possibile stampare tutti i tipi di filamenti: ABS, HIPS, PLA , WOOD e FLEX, LUMINOUS, CCT, CCU, ecc.
Il piatto è double-face: Buildtek e cristallo, per la massima versatilità.
Le dimensioni sono di 205x205x250mm.
La meccanica è straordinaria in quanto a robustezza.
Il doppio estrusore permette di fare stampe bicolore.La stampante è stata usata pochissimo, praticamente nuova. In omaggio 4 KG di filamenti.
  850
Stampante 3D – Form2 Stampante in tecnologia SLA, adatta per usi professionali con precisione a 20μm. Il volume di stampa è di 140x140x140mm, notevole per il suo prezzo.
La stampante è stata usata pochissimo, praticamente nuova. Con la stampante viene venduto il corredo completo: vasche lavaggio, alcool isopropilico, utensili e camera UV. In omaggio 3 taniche di resina.
  2500
Stampante 3D – Createbot MAX Stampante 3D, marca Createbot mod. MAX. è una stampante a doppio filamento con touch-panel: il top della gamma. Con questa macchina è possibile stampare tutti i tipi di filamenti: ABS, HIPS, PLA , WOOD e FLEX, LUMINOUS, CCT, CCU, ecc.
Il piatto è double-face: Buildtek e cristallo, per la massima versatilità.
Le dimensioni sono di 250x250x350mm.
La meccanica è straordinaria in quanto a robustezza.
Il doppio estrusore permette di fare stampe bicolore.La stampante è stata usata pochissimo, praticamente nuova. In omaggio 4 KG di filamenti.
  1100
Oscilloscopio LeCroy Strumento professionale a 40Mhz, con doppio canale, elaborazione segnali e misure. Completo di due sonde x/1 e x/10. Strumento usato pochissimo, praticamente nuovo.   450
Estrusore Noztek estrusore per filamenti termoplastici ,marca Noztek modello PRO. Dotato di controllo automatico della temperatura, lavora da 100 °C a 340 °C. Puo utilizzare i piu diffusi polimeri termoplastici: ABS, PLA, PETG, ecc. Costruzione robusta ed affidabile, è in grado di produrre 7Kg/h di filamento. In dotazione set di ugelli da 1.75 e 3.00 mm. Usato poschissimo.   1400
Stampante 3D – DreamMaker Overlord PRO Stampante 3D – marca DreamMaker modello Overlord PRO. Meccanica a ‘delta’ con misure d=170 h=280mm. La stampante è stata usata pochissimo, praticamente nuova. Puo utilizzare i piu diffusi polimeri termoplastici: ABS, PLA, PETG, WOOD, ecc. Costruzione robusta ed affidabile.   600
NUOVA Stampante 3D – Makerbot Replicator 2X Stampante 3D, marca Makerbot mod. Replicator 2X, uno dei migliori modelli sul mercato per la stampa a *doppio* filamento. La stampante è IMBALLATA. In omaggio 4 KG di filamenti. Puo stampare ABS, PETG,PLA , WOOD e FLEX.   2100
Filamenti Stampante 3D diversi Filamenti PLA/ABS (DIVERSI COLORI) 1.75mm 1Kg
È materiale professionale, produttore ESUN:
– tolleranza diametro < 0.05mm
– stabile “melting point”
– colori persistenti
– certificazioni: ISO9001, DIN 13432, ASTM D 6400, RoHS.Lotto minimo: 4 pezzi
  19

 

Dov’è il nonno: è al …Fab-Lab!

Per chi ha seguito, anche a margine, l’evolvere della tecnologia, avrà sentito parlare che i Fab-Lab rappresentano una spinta per l’innovazione.

Qualche giorno fa, in un sondaggio-intervista della SUPSI, ho affermato che la pubblicizzazione dei Fab-Lab dovrebbe partire dalle scuole. Il che è storicamente vero in quanto questo tipo di struttura, nasce presso il MIT, quindi in ambito accademico. Quindi la mia affermazione era praticamente ovvia, semmai una conferma.

RIPENSANDOCI

Alla sera, dopo l’ultima lezione su WordPress, ho riflettuto su quanto detto nell’intervista.

Forse per l’esperienza maturata durante i corsi CPA, forse per un mio istinto per la “rottura” (degli schemi), ho pensato che mancasse qualcosa alla precedente asserzione. La domanda che mi ri-ponevo è: da chi e per chi è l’innovazione?

QUALE INNOVAZIONE

Una necessaria distinzione è sul tipo di innovazione. Possiamo distinguere due ambiti:

  • contenuto tecnologico
  • smart integration

Nel primo è fondamentale la conoscenza di determinate tecnologie e quindi richiede una profonda conoscenza e studio. Il numero di queste persone è limitato al circuito accademico o comunque specialistico.

Nel secondo ambito i potenziali attori sono in pratica tutti: è richiesta solo una mente sveglia o critica. Esempi nella storia sono numerosissimi: me ne vengono in mente un paio: Guglielmo Marconi e Michael Faraday (…quella notte di agosto in cui l’ago si mosse…).

INNOVAZIONE E L’ETÀ

É certamente una convinzione comune ritenere che alla giovane età corrisponda il cambiamento, l’innovazione appunto.

Certamente il giovane deve innovare per potersi emancipare, per crescere, per determinarsi. Non mi avventuro oltre perchè non sono un pedagogo e nemmeno uno psicologo dell’età evolutiva. Faccio solo semplici considerazioni.

Per questo motivo, o meglio, per contro, il “maturo” è contrario al cambiamento, in un certo senso il “podio” dell’innovazione già occupato dal giovane.

Ignoro le cause profonde per le quali il “maturo” sia così poco incline alla novità, ma credo che le cose non stiano proprio così.

GENERAZIONE DIGITALE

Se nella tecnologia ed innovazione inseriamo l’avvento e l’uso degli smartphone, allora certamente i giovani, con il loro esplorare app e funzioni, sono dei “nativi digitali”. Già i loro genitori, per un problema con Android, ricorrono ai loro figli che ne sanno una più di Bertoldo. In un simile contesto è chiaro che i nonni diventano lontani lontani. Persi nel loro remoto universo. Ma non è vero.

ANDIAMO AL SODO

C’è una parola che lega i “maturi” (o nonni) al presente: si chiama PROSUMER.

Il termine prosumer è stato coniato recentemente (Petrick ,2013) ed è la contrazione delle parole produttore e consumatore.  Nei corsi di stampa 3D sostenevo (e sostengo tuttora) che in realtà già in “nostri vecchi” erano del prosumer, solo che non lo sapevano.

Non lo sapeva il mio bisnonno che realizzava in vetro, i modellini dei palazzi che poi i clienti gli avrebbero commissionato. Non lo sapeva mio nonno che con coltello e poco altro, si auto-produceva in legno quegli utensili che poi gli sarebbero serviti in campagna. Non stupiamoci: la vita è una ruota, o meglio una spirale. Come una spirale torna sugli stessi punti, ma a livelli (di tempo, o asse “Z” in stampa 3D!) differenti.

HANNO LORO IL TESTIMONE

Chi oggi è in pensione è quindi stato testimone dell’auto-fabbricazione, delle soluzioni tecniche con pochi mezzi e molta fantasia. Il pensionato di oggi ha potuto assistere e vivere in quell’epoca, mentre chi è nato dopo ha perso quel contatto. I nostri nonni sapevano quello  che si può fare (e come fare), mentre i nostri nativi digitali, al massimo sanno dove scaricare quella determinata app.

Il pensionato di oggi è quindi il ponte con i prosumer ante litteram e i giovani. Il nonno è l’atleta della staffetta che passerà il testimone al giovane, in una gara che ci vede tutti coinvolti verso il futuro.

Il pensionato d’oggi, ha avuto quel fuoco, direi “sacro”, di saper realizzare con poco. In fin dei conti anche questa è innovazione: produrre risparmiando risorse.

QUINDI AL FAB-LAB

Senza nulla togliere ad altri impegni o passatempi, tipici della senilità, il Fab-Lab rappresenta un luogo dove un nonno è inconsapevolmente a suo agio.

Molti sono i progetti in cui il nostro nonno può essere coinvolto: dalla meccanica, alla stampa 3D e via discorrendo.

QUESTIONE SOCIALE

Sarà stata la recente visita al Fab-Lab di Grono da parte di Campbell , assieme ad un gruppo di medici di Sanitas, che ho riflettuto su quanto possa essere reciprocamente utile il pensionato ed il Fab-Lab.

L’interesse e l’impegno per una novità o progetto rendono il nostro pensionato attivo ed evitano il suo “parcheggio”.

Tra i benefici di questa condizione attiva, vi è, come diversi studi evidenziano (qui una sintesi), il miglioramento della salute, e scusate se è poco!

CONCLUSIONE

Non importa se egli è al passo con gli ultimi linguaggi di programmazione, e nemmeno con gli ultimi SOC (System On Chip), quel che conta in un progetto o idea è la sua conoscenza delle cose, la sua voglia di voler fare e, scusate se è poco, la sua conoscenza della vita!

E quindi, nonni di tutto il mondo: progettiamo!

 

Salva

Stampante 3D: ROBOX

Nata in Gran Bretagna, già patria di RepRap e quindi di Boywer, la ROBOX è davvero una novità nel panorama delle stampanti 3D.

Nei giorni scorsi, nel Fab-Lab di Grono ne abbiamo ricevuta una in prova: ecco le prime impressioni.

CONFEZIONE

La confezione e la dotazione di strumenti è davvero interessante. Ma partiamo dal

peso della scatola: tutto sommato leggera sono circa 9Kg. Tra le dotazioni fa spicco la trousse di cutter per il ritocco. Il software da installare è contenuto in una simpatica chiavetta USB dalle dimensioni di una carta di credito.

 

CARATTERISTICHE

Con le dimensioni di 37x34x24 cm, abbiamo una stampante a doppio estrusore.

Il volume di stampa è contenuto in 21x15x10cm, ovviamente è imposto dalle dimensioni esterne, ma è sufficiente per molte stampe.

L’ugello standard è da 300μm, quindi il 30% più preciso dello standard di mercato.

La risoluzione Z, o dZ è notevole: 20μm!

Il piano di stampa è in un tessuto-non tessuto polimerico: l’adesione è potente e lo statto dal piano è molto preciso.

MOLTO AUTOMATICA

Gli automatismi della ROBOX sono numerosi.

I filamenti per esempio possono essere marchiati “ROBOX” e quindi dotati di microchip per il riconoscimento. In questa maniera il firmware della stampante imposterà i giusti parametri per la stampa.

Il cambio del filamento è completamente automatico: basta solo spingere dolcemente il filamento nella sua fessura e poi il tutto procederà automaticamente.

La pulizia dei filamenti è davvero accurata: non come nelle altre stampanti dove è l’operatore a dover scegliere di far scorrere a vuoto un po’ di filamento: la ROBOX prevede un ciclo completo di “purge” e lo esegue ad alta densità del polimero, quindi a bassa temperatura dell’estrusore. è una finezza, ma sta a significare la cura del progetto.

Non poteva mancare il controllo dell’apertura dello spertellino di accesso al piano di stampa: durante il lavoro lo sportello viene bloccato, come nella macchine di fascia alta, molto alta.

Ultimo della serie degli automatismi è l’impostazione dello Z-gap: quindi non piú spessimetri o cartoncini calibrati.

 

PARTENZA!

Una volta aperta e collegata all’alimentazione ed al PC, proviamo ad accenderla. Poi iniziamo a caricare il filamento: lo riconosce come “suo” e quindi fa tutto da sola. Poi installiamo il software. Il suo CAM è valido per tutte le piattaforme PC: Windows, MacOs e Linux.

 

FILAMENTI

Abbiamo scritto che ROBOX usa i suoi filamenti, gli SmartReel. Gli SmartReel sono dotati di microchip per poter essere identificati, o meglio identificare il polimero, ma non il suo colore.  Questa soluzione è adottata anche da altri costruttori hanno scelto la strada dell’identificazione delle bobine, ma è anche vero che, a differenza di altre marche, con i propri filamenti con microchip, la ROBOX permette l’uso di altre marche di consumabili. Questa è correttezza.

 

CAM “AUTOMAKER”

Il software CAM è proprietario e dialoga con la stampante. AutoMaker non possiede un suo slicer, ma utilizza l’oramai famoso Cura (di Ultimaker).  Visto dall’interno AutoMaker è una applicazione che gira su una JVM (Java) e questo ha permesso di rendere l’applicazione disponibile su tutti i sistemi operativi riducendo i costi di sviluppo e di implementazione.

Esiste un limite di AutoMaker anche per quanto riguarda STL “pesanti” in questo caso un STL da 90MB ha mandato in loop il software: molto probabilmente non è gestito l’errore di “riempimento” (overflow) dell’array che lo deve contenere. Molto probabilmente con la prossima release verrà risolto.

 

OPZIONI CAM

Le opzioni CAM, vera selva di parametri per lo stampatore 3D, in AutoMaker sono ridotti davvero all’essenziale. Questo è certamente un vantaggio per il neofita.

FUNZIONE

Una volta che AutoMaker ha eseguito lo slicing, la stampante può essere scollegata dal pc e proseguirà la stampa in modo autonomo.

Il rumore, non pesato, è comunque nella norma, forse qualcosa in più poteva essere fatto utilizzando delle ventoline differenti oppure a regimi diversi.

 

UTILIZZO

La ROBOX è senz’altro adatta per la casa, o lo studio, sempre che le dimensioni non ne limitino la funzionalità. La possibilità del secondo filamento la rende utile per le stampe di modellini architettonici di precisione.

 

PROVARLA

Per provarla, come al solito, è facile: è disponibile al Fab-Lab di Grono. è sempre meglio provare prima di acquistare. Fidatevi!

COSTO

Il costo di questo piccolo gioiellino è di 999chf, trasporto incluso. Un prezzo davvero interessante considerando che si tratta di un prodotto realizzato in UK con caratteristiche davvero notevoli. Per meno si ha molto meno.

 

 

Raspberry… in abito da sera!

Chi utilizza le schede quali Arduino o Raspberry, è consapevole

di usare dei prodotti validi, versatili, ma non industriali. Ma non è tutto così, ci sono prodotti “particolari” e “seri”…

CM3

Questa scheda CM3 (Compute Module 3) è una classica scheda Raspberry senza i circuiti ausiliari: camera, USB, ecc.

La CM3 è utile da usare per progettare circuiti personalizzati. Facciamo un esempio, se ieri prendevo un Raspberry e usando i suoi connettori la collegavo ad un convertitore ADC per leggere le temperature delle sonde termiche (magari delle celle frigo), oggi, con la sola CM3, aggiungo il mio circuito disegnato apposta e tutto è pronto. La mia scheda avrà solo quello che serve (cosa me ne faccio infatti dell’interfaccia per la webcam?), per esempio potrò inserire delle morsettiere optoisolate e via dicendo.

QUALCHE ESEMPIO

Qualcuno, da tempo, con le precedenti versioni di CM aveva già aperto la strada, un “piccolo” produttore: NEC! Questo per capire che il confine tra i SOM didattici ed il mondo produttivo è molto sottile e che non ci sono più i soliti player.

 

In questa foto lo vediamo all’interno di un monitor V484 di NEC.

 

 

 

 

 

POTENZA DI CALCOLO

Come per il modello già noto Raspberry III, la CM3 possiede la stessa potenza di calcolo con il Broadcom BCM2837 – processore da 64bit – una derivazione di ARM Cortex-A53 quad-core – con clock a 1.2GHz. La ram è da 1GB, espandibile a 4GB.

 

ALTRO ESEMPIO: WANAD

Si tratta di un totem pubblicitario basato su monitor tv e collegato a Raspberry III.

Il circuito dei WANAD include modulo GPS, batterie Li-po, inverter 12/220, regolatore di tensione e display di controllo. Si tratta di un circuito elettronico personalizzato: l’utilizzo di CM3 rappresenta la soluzione migliore per costi e prestazioni. Di questo oggetto ne parlerò in seguito…

 

E buona progettazione a tutti!

 

 

 

 

…un grazie a tutti!

Nell’ultima edizione di cooperazione dove si parla di stampa 3D, siamo in

copertina con il FAB-LAB di Grono.

Questo è il link.

Si tratta di un grande riconoscimento per la nostra piccola struttura, ma in particolare desidero ringraziare tutti coloro che, in diversi modi, hanno contribuito e continuano a contribuire al diffondersi della cultura (ed utilizzo) di queste nuove tecnologie!

Ricordo che la struttura è aperta a tutti, gratuitamente.

Un buon 2017 a tutti, ed ancora: GRAZIE!

e buona progettazione a tutti…