TechShop has gone!

È notizia recente che Techshop chiude.

Chiude per bancarotta (chapter 11, USA).  Non sono noti i dettagli contabili, ma qualche considerazione è comunque possibile.

Breve storia

Techshop nasce nel 2006 in California ad opera di Jim Newton. Techshop è una rete di laboratori aperti al pubblico e dotati di diverse macchine: dalla lavorazione del legno, ai metalli, ai termoplastici, all’elettronica, ecc.

In pratica il “paradiso dei maker“.

Techshop cresce nel tempo: apre altri laboratori in giro per il mondo, assume molto personale, si apre agli investitori professionali.

La filosofia di TechShop è riassunta nel “Maker Movement Manifesto“: sono nove concetti, tra i quali, quelli più significativi;

  • Make
  • Share
  • Give

CI SONO ANCHE I BIG

Come spesso accade da quella parte dell’Atlantico, all’idea di Jim Newton si affianca Ford, sì quello dei veicoli. Ford ci crede, tanto da dichiarare:

“There was a time not so long ago in this business where outside ideas were not readily considered,” Ford said at the time. “Since TechShop memberships were added to help enhance Ford’s invention incentive program, invention disclosures have increased by more than 50 percent.”

Mica paglia. Una sorta di “vivaio aziendale delle idee” , ma nella sostanza è la stessa cosa.

PERCHÉ CHIUDE?

Chiude perché il solo noleggio non copre le spese. Perché la manutenzione, e l’acquisto dei  macchinari sono costosi. Perchè il costo del personale e gli affitti sono voci “pesanti”.  Ora, sugli affitti il margine è ridotto, ma sul personale la questione è differente.

I TUTOR

Un tempo qualcuno diceva: “meglio rosso che esperto”. Forse aveva ragione: avere dei tutor come “dipendenti” e non anche partecipi alle iniziative, ha sicuramente drenato le risorse economiche. Quando il maker entra nel Fab-Lab, egli deve essere in qualche maniera assistito, se non altro per l’utilizzo delle strutture o macchine, ma non solo.

Con i tutor è mancata la circolarità o la reciprocità economica. Questo concetto, che chiamo “Fab-Lab 2.0”, tende a ridurre il punto di frattura economica. In altre parole, come può il  maker-instructor fare a meno della sua “leva finanziaria”? In altre parole se io istruttore credo in un progetto devo essere disposto ad un piccolo impegno/rischio.

CONCLUSIONE

Come tutte le innovazioni o rinnovamenti, è richiesto del tempo, errori e tentativi. Ogni fallimento, così come un incendio della foresta, porta alla successiva spinta o rinascita. Per le persone intelligenti, sbagliare è un modo per imparare e credo che  Jim Newton appartenga senza dubbio a questa categoria. Play it again, Jim! (e da quel che si sa è di nuovo in pista!).

RIFERIMENTI

Per un approfondimento della questione “mondo-maker” ecco alcuni riferimenti:

 

 

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