Dov’è il nonno: è al …Fab-Lab!

Per chi ha seguito, anche a margine, l’evolvere della tecnologia, avrà sentito parlare che i Fab-Lab rappresentano una spinta per l’innovazione.

Qualche giorno fa, in un sondaggio-intervista della SUPSI, ho affermato che la pubblicizzazione dei Fab-Lab dovrebbe partire dalle scuole. Il che è storicamente vero in quanto questo tipo di struttura, nasce presso il MIT, quindi in ambito accademico. Quindi la mia affermazione era praticamente ovvia, semmai una conferma.

RIPENSANDOCI

Alla sera, dopo l’ultima lezione su WordPress, ho riflettuto su quanto detto nell’intervista.

Forse per l’esperienza maturata durante i corsi CPA, forse per un mio istinto per la “rottura” (degli schemi), ho pensato che mancasse qualcosa alla precedente asserzione. La domanda che mi ri-ponevo è: da chi e per chi è l’innovazione?

QUALE INNOVAZIONE

Una necessaria distinzione è sul tipo di innovazione. Possiamo distinguere due ambiti:

  • contenuto tecnologico
  • smart integration

Nel primo è fondamentale la conoscenza di determinate tecnologie e quindi richiede una profonda conoscenza e studio. Il numero di queste persone è limitato al circuito accademico o comunque specialistico.

Nel secondo ambito i potenziali attori sono in pratica tutti: è richiesta solo una mente sveglia o critica. Esempi nella storia sono numerosissimi: me ne vengono in mente un paio: Guglielmo Marconi e Michael Faraday (…quella notte di agosto in cui l’ago si mosse…).

INNOVAZIONE E L’ETÀ

É certamente una convinzione comune ritenere che alla giovane età corrisponda il cambiamento, l’innovazione appunto.

Certamente il giovane deve innovare per potersi emancipare, per crescere, per determinarsi. Non mi avventuro oltre perchè non sono un pedagogo e nemmeno uno psicologo dell’età evolutiva. Faccio solo semplici considerazioni.

Per questo motivo, o meglio, per contro, il “maturo” è contrario al cambiamento, in un certo senso il “podio” dell’innovazione già occupato dal giovane.

Ignoro le cause profonde per le quali il “maturo” sia così poco incline alla novità, ma credo che le cose non stiano proprio così.

GENERAZIONE DIGITALE

Se nella tecnologia ed innovazione inseriamo l’avvento e l’uso degli smartphone, allora certamente i giovani, con il loro esplorare app e funzioni, sono dei “nativi digitali”. Già i loro genitori, per un problema con Android, ricorrono ai loro figli che ne sanno una più di Bertoldo. In un simile contesto è chiaro che i nonni diventano lontani lontani. Persi nel loro remoto universo. Ma non è vero.

ANDIAMO AL SODO

C’è una parola che lega i “maturi” (o nonni) al presente: si chiama PROSUMER.

Il termine prosumer è stato coniato recentemente (Petrick ,2013) ed è la contrazione delle parole produttore e consumatore.  Nei corsi di stampa 3D sostenevo (e sostengo tuttora) che in realtà già in “nostri vecchi” erano del prosumer, solo che non lo sapevano.

Non lo sapeva il mio bisnonno che realizzava in vetro, i modellini dei palazzi che poi i clienti gli avrebbero commissionato. Non lo sapeva mio nonno che con coltello e poco altro, si auto-produceva in legno quegli utensili che poi gli sarebbero serviti in campagna. Non stupiamoci: la vita è una ruota, o meglio una spirale. Come una spirale torna sugli stessi punti, ma a livelli (di tempo, o asse “Z” in stampa 3D!) differenti.

HANNO LORO IL TESTIMONE

Chi oggi è in pensione è quindi stato testimone dell’auto-fabbricazione, delle soluzioni tecniche con pochi mezzi e molta fantasia. Il pensionato di oggi ha potuto assistere e vivere in quell’epoca, mentre chi è nato dopo ha perso quel contatto. I nostri nonni sapevano quello  che si può fare (e come fare), mentre i nostri nativi digitali, al massimo sanno dove scaricare quella determinata app.

Il pensionato di oggi è quindi il ponte con i prosumer ante litteram e i giovani. Il nonno è l’atleta della staffetta che passerà il testimone al giovane, in una gara che ci vede tutti coinvolti verso il futuro.

Il pensionato d’oggi, ha avuto quel fuoco, direi “sacro”, di saper realizzare con poco. In fin dei conti anche questa è innovazione: produrre risparmiando risorse.

QUINDI AL FAB-LAB

Senza nulla togliere ad altri impegni o passatempi, tipici della senilità, il Fab-Lab rappresenta un luogo dove un nonno è inconsapevolmente a suo agio.

Molti sono i progetti in cui il nostro nonno può essere coinvolto: dalla meccanica, alla stampa 3D e via discorrendo.

QUESTIONE SOCIALE

Sarà stata la recente visita al Fab-Lab di Grono da parte di Campbell , assieme ad un gruppo di medici di Sanitas, che ho riflettuto su quanto possa essere reciprocamente utile il pensionato ed il Fab-Lab.

L’interesse e l’impegno per una novità o progetto rendono il nostro pensionato attivo ed evitano il suo “parcheggio”.

Tra i benefici di questa condizione attiva, vi è, come diversi studi evidenziano (qui una sintesi), il miglioramento della salute, e scusate se è poco!

CONCLUSIONE

Non importa se egli è al passo con gli ultimi linguaggi di programmazione, e nemmeno con gli ultimi SOC (System On Chip), quel che conta in un progetto o idea è la sua conoscenza delle cose, la sua voglia di voler fare e, scusate se è poco, la sua conoscenza della vita!

E quindi, nonni di tutto il mondo: progettiamo!

 

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