Come archiviare i progetti 3D

Quando cominciamo ad usare la nostra stampante 3D, inizieremo anche a produrre diversi file di stampa o GCode. Questo vale sia per chi disegna e stampa e sia per chi semplicemente scarica i files da stampare.

Quello di cui parlerò oggi è relativo ad un metodo di archiviazione, valido per tutte le piattaforme:

  • Linux
  • Windows
  • MacOs

ELEVATO NUMERO

Col tempo questo numero di file aumenta, infatti per ogni disegno abbiamo almeno un STL e per ogni stampante avremo diversi profili

num_file = (num_disegni * profili * stampanti ) * 3

cioè, ad esempio, se il nostro laboratorio ha 3 stampanti con relativi 12 profili, e abbiamo prodotto 20 disegni (che sono pochissimi…), avremo (teoricamente):

(20 * 12 * 3 ) * 3 = 2160 file

Un gran bel numero, tenendo conto che 20 progetti, o disegni, sono una quantità irrisoria. Io stesso, disegnando poco, ho almeno 400 disegni.

 

IL FATTORE “3”

Il “3” presente nell’equazione precedente sta ad indicare i tre tipi di file:

  • originale
  • STL
  • GCode

IL VALORE DELL’ORDINE

Per molti l’ordine è prassi quotidiana, ma vale sempre la pena ricordare che archiviare con metodo permette di risparmiare molto tempo e quindi denaro.

GLI STRUMENTI

Per archiviare sono necessari due strumenti:

  • foglio elettronico
  • directory o cartelle

 

LE CARTELLE

Per prima cosa è bene stabilire che un disegno può avere diverse versioni o correzioni, quindi divideremo i disegni in alcuni grandi gruppi o classi in modo da ottenere una struttura simile:

 

dove

  • “ct” è una classe
  • 0040 è il numero di disegno
  • 00 è il numero della versione
  • orig contiene il disegno originale (Autocad, Archicad, Sketchup, ecc.)
  • CAE contiene gli STL corretti
  • CAM contiene i GCode
  • img contiene le immagini, compresi gli screenshot del progetto nei dei diversi programmi

All’interno della cartella “classe.disegno.versione” ho inserito in file di testo per delle note relative al disegno (tipo delle modifiche, richieste, ecc.). Nell’immagine precedente questo file si chiama “ct004100.txt”.

classe_A
        +-----disegno_1
                      +---------versione_0
                                         +---orig
                                         +---CAE
                                         +---CAM
                                         +---img
                      +---------versione_1                                         
                                         +---orig
                                         +---CAE
                                         +---CAM
                                         +---img
classe_B
       +-----disegno_1
                      +---------versione_1
                                         +---orig 
                                         +---CAE  
                                         +---CAM 
                                         +img
. . .

NOMI DEI FILE

Istintivamente il nome di un file rispecchia il suo contenuto. Su tutti i sistemi operativi è facile nomi lunghi dei file oltre a punteggiatura e spazi.

A questa “libertà” per i nomi dei file si contrappone il limite di visualizzazione del nome file sulla stampante: molte stampanti hanno 16 o 20 caratteri disponibili e quindi scrivere “appartamento p.zza del Sole-prop. Guerra” diventa lo stesso di “appartamento p.zz“. Di questo limite o legge del minimo, bisognerà tenerne conto.

Per risolvere questo limite possiamo utilizzare un foglio elettronico, così strutturato:

 

A questo punto diventa facile collegare la descrizione ad un nome di file. Quest’ultimo sarà un codice composto:

classe + disegno + versione

 

NOMI FILE GCODE

Il passagio alla stampa 3D richiede (è consigliato) l’utilizzo dei profili.

I profili dipendono dalla stampante e dai diversi filamenti.

Quindi ogni profilo avrà un suo codice e questo sarà unito al nome file del disegno per creare il nome file di stampa definitivo.

Sembra complesso? No, questione di metodo ed abitudine.

 

CORREZIONE DISEGNO

Una volta esportato in STL un disegno dovrà essere corretto. Questo passaggio, CAE, lo definiremo con la lettera “f” da inserire nel nome del file.

 

STRUTTURA PROFILI

Lo stesso foglio elettronico può contenere uno “sheet” con la lista dei profili e magari, delle stampanti:

 

le prime due colonne (K.PRN e K.PROF) formeranno il codice del profilo: “bab” , “bat”, ecc.

Chiaramente ogni stampante e contraddistinta da una lettera dell’alfabeto.

 

NOME FILE COMPLETO

Dopo avere definito i codici del disegno e dei profili possiamo creare il nome file definitivo:

classe + disegno + versione + correzione + profilo

e come esempio

ct + 0041 + 00 + "_" + f + bab +1 + c

ct004100_fbab1c.gcode

In questo nome ho ancora aggiunto qualcosa: “1c”. Stanno a significare 1 copia, disposta in centro.

 

Per chi fosse interessato è possibile scaricare il modello di foglio elettronico.

 

… e a tutti, buona stampa 3D…ordinata!

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